“Il futuro è di chi sappia con mente agile unire le cosiddette due culture” (U. ECO)
sabato 27 febbraio 2021
venerdì 8 gennaio 2021
Problemi di genere?
Ciao, mi chiamo Matteo Arpaia e vi proporrò la lettura di un percorso di maturazione di idee riguardo la "questione di genere" nella società odierna.
Importante premessa: le mie parole, i miei "verdetti" e le mie illazioni sono frutto di un lasso di tempo così breve (scrivo all'alba della maggiore età) da non pretendere di insegnare qualcosa a qualcuno, ma ritengo sensato proporre cosa l'esperienza abbia insegnato a me finora.
In Italia (non mi permetto di parlare a nome di paesi in cui non ho vissuto) esiste un problema legato al sesso - considerato - debole?
Per noi ragazzi, di sesso maschile, no. O meglio. "Sì, esiste se pensiamo ai quotidiani casi di stupro e alle discriminazioni che ancora sussistono negli ambienti lavorativi. Ma io mi dissocio, non ho mai preteso di guardare dall'alto in basso una mia coetanea e non capisco perché, allora, si lamentino così spesso": e questo è ciò che sentirete intervistando un mio coetaneo (o che avreste sentito da me tempo fa). Ma basta?
Pensiamoci un attimo: essere uomo è un privilegio superiore all'essere donna? Parrebbe di no. Parrebbe.
Conoscete TED? È una serie di conferenze, chiamate anche TED talks, gestite dall'organizzazione privata non-profit statunitense Sapling Foundation, o almeno questo ci dice Wikipedia. Qualche giorno fa mi capitò sott'occhio, nel mentre di questa mia conversione ideologica, l'intervento di Paula Stone Williams (potrete trovare il link alla fine del discorso). Paula ha 69 anni, ma fino all'età di 43 anni si chiamava Paul. Chi ha più diritto di parola di lei in merito alla questione "problemi di genere" alzi la mano... Nessuno? Immaginavo.
Ed è lei che cito con le frasi che seguono: "Quando ero uomo non mi accorgevo di avere dei privilegi, ma li avevo", "Cosa fare allora? Voi donne dovete essere coscienti che siete più forti di quanto crediate; mentre voi uomini, che probabilmente non vi sentirete a vostro agio in questo momento (<<ride>>), potete crederci. Crederci quando diciamo che dovremmo avere quella uguaglianza, ma non la abbiamo. E potete, voi solo potete, essere la soluzione elevandoci per avere quella parità".
Senza scomodare Paula, io mi accorsi da tempo che qualcosa in me non andava. Vedevo le mie amiche "lamentarsi" eppure, conoscendole, so che non sono il tipo di persona che sollevano questioni, salvo che non siano a loro particolarmente a cuore. Qualcosa in me non andava, dicevo. Qualcosa di latente, recondito, subcutaneo come un parassita. E di un parassita si trattava!
Ora che l'ho individuato so di cosa si tratta: il virus della società in cui viviamo, in cui la parità formale non cammina di pari passo con quella effettiva, in cui i cambiamenti non possono avvenire dall'oggi al domani. Una società figlia del suo tempo, insomma. Purtuttavia riconoscendo l'agente patogeno, una cura esatta non l'ho trovata.
Ciononostante ritengo che la soluzione sia, come quasi sempre si rivela essere, la più semplice. Discutevo l'altro giorno con una mia amica di quanto difficile possa risultare cambiare la mente a una generazione riguardo un'idea preconcetta, abbondantemente digerita e accettata da millenni di civiltà patriarcali. Però se ognuno di noi nel suo piccolo aprisse la mente come capitato a me (e non sono - chi mi conosce lo sa - la persona con la più ampia apertura mentale del mondo) allora avremmo subito risolto il problema, estirpato il morbo, scacciato il parassita.
Voglio proporvi un esempio in questo senso.
Da circa un anno mi sono avvicinato a una disciplina sportiva neonata, il calisthenics. Il cali (per gli addetti ai lavori) prende spunto dalla ginnastica artistica e "ci mette del suo" con movimenti dinamici alla sbarra o su parallele o a corpo libero. Esistono anche delle competizioni internazionali, ma non riconosciute da enti sportivi di tutto rispetto (sebbene, credo, sia solo questione di tempo giacché si sta diffondendo a macchia d'olio). La community italiana è una vera e propria polis greca in cui il centro culturale è sicuramente gestito da Simone Crudo, fisioterapista e admin della pagina instangram CalisthenicsBrain, che spesso e volentieri tiene veri e propri simposi, con ospiti d'eccezione appartenenti o meno al mondo dello sport, in cui regna sempre una condivisione di idee scevra da atti di prevaricazione di una parte verso un'altra e che promuove il libero flusso di idee su tematiche attuali connesse allo sport. Ciò che però mi preme sottolineare di questa disciplina è ciò che segue.
Abbiamo già detto che è rapportabile a una società neonata, no? Ora aggiungo che, parimenti alle competizioni maschili, vi sono quelle femminili e le donne, vi assicuro, non sono da meno. Non erano molte le atlete in Grecia; e, ditemi, avete mai notato che non si insegna anellistica alle donne? Eppure le donne nel mondo del cali sono approdate con fierezza e voglia di fare, di mettersi in mostra, di esaltare le loro doti.
Il primo movimento che ho appreso (Back Lever, trovate allegate alcune mie esecuzioni) lo devo a una di queste formidabili atlete che stimo tantissimo, Andrea Russo. Uno sport che unisce, finalmente, uomini e donne e ha il vanto di esserci riuscito fin dagli albori.
Potrei farvi anche altri nomi, ma preferisco soltanto aggiungere che molti di questi atleti e atlete pubblicano quotidianamente video su Youtube dove spesso e volentieri collaborano.
Le atlete sono ancora poche anche se il numero è in costante aumento. Ma vi assicuro (e vi invito a vedere per credere) che il detto "poche ma buone" è assolutamente applicabile in questo contesto. E ci metto la mano sul fuoco, da praticante, che questo sport non è esattamente ciò che si definisce (e spero che un domani questa espressione sarà in disuso) "per femminucce". Provare per credere!
martedì 29 dicembre 2020
Diversità e uguaglianza: due fiumi nel mare della conoscenza.
Un aspetto fondamentale della vita umana è certamente la
socialità, la relazione e il contatto con altri individui: il confronto con
essi. E il confronto, si sa, implica sempre l’individuazione di uguaglianze e differenze, concetti cardine sui quali la mente umana fonda il suo
metodo conoscitivo.
Il matematico Gianmarco Bianchi fornisce la definizione matematica di
uguaglianza, diversità e loro annessi.
L’uguaglianza fra
due numeri, rappresentata dal simbolo “=”, indica semplicemente che un numero è
uguale a sé stesso: rappresenta, quindi, la conferma di una conoscenza già
acquisita. È, invece, dall’osservazione della diversità che ha inizio il
processo di apprendimento di nuove conoscenze. Infatti, la diversità si presenta sotto forma di non-uguaglianza (“≠”),
per indicare che due numeri sono semplicemente diversi, ma anche sotto forma di
disuguaglianza. Quest’ultimo tipo di
diversità rappresenta uno strumento conoscitivo in quanto aggiunge nuove
informazioni sui numeri confrontati: esso si esprime, infatti, con i simboli “>” (maggiore) o “<” (minore), stabilendo, in questo modo, una relazione tra i termini considerati e
dando loro un ordine che prima non esisteva.
L’antitesi tra uguaglianza e diversità non è certamente
causa di divisione, ma, anzi, è ciò che più lega i due concetti che, presi
singolarmente, perderebbero di significato. Quest’intreccio tra uguaglianza e diversità, in matematica, è presente
nel concetto di equivalenza. Si
parla infatti di equivalenza tra due espressioni, diverse nella forma, ma uguali
in valore: (56:8-3+1) = 25:(7-2) = 5.
Quando in un’espressione compaiono, insieme ai numeri, delle
lettere, cioè delle incognite, l’espressione assume il valore di una domanda:
ci si chiede per quali valori dell’incognita l’uguaglianza o la disuguaglianza
sia verificata. Parliamo di equazioni e disequazioni. Se per le prime le
soluzioni sono definite e in numero finito, per le seconde si parla di insiemi
infiniti di numeri. Per esempio, la disequazione che ha per soluzione x<4 ci
porta a considerare gli infiniti valori minori di 4, dividendo, così, l’insieme
dei numeri reali in due gruppi diversi:
quelli minori di 4 e quelli maggiori di 4.
Altra applicazione matematica del concetto di uguaglianza è
l’uso di formule, leggi matematiche
che legano più grandezze tra loro: l’aspetto più affascinante (e utile) delle
formule è certamente la loro generalità. Una formula resta invariata, uguale, nonostante la scelta di valori
numerici diversi.
Questa continua fusione della diversità nell’uguaglianza (o viceversa)
è osservabile anche negli insiemi,
grazie ai quali è possibile raggruppare elementi tutti diversi, ma con
una o più proprietà uguali.
Considerando, ad esempio, l’insieme N=1;2;3;4;5;6;7; … dei
numeri naturali, è possibile dividerlo in due sottoinsiemi P e D,
rispettivamente dei numeri pari e dei numeri dispari. Questi due insiemi,
entrambi contenenti numeri naturali, sono diversi
per due aspetti: in primis, non hanno nessun elemento in comune; inoltre,
l’insieme P, a differenza di D, è chiuso rispetto all’operazione somma
(sommando due numeri qualsiasi in P, si ottiene un terzo valore appartenente a
P).
P e D hanno, però, in comune il fatto di essere chiusi
rispetto al prodotto (il prodotto di due numeri pari è ancora pari, così come
il prodotto tra due numeri dispari è ancora dispari). Inoltre, entrambi gli
insiemi contengono un numero infinito di termini che è possibile verificare
essere proprio lo stesso. In generale, due insiemi hanno lo stesso numero di
termini se è possibile stabilire una corrispondenza biunivoca tra i termini del primo e i termini del secondo insieme
(ad ogni elemento del primo insieme è associato uno e un solo elemento
del secondo e viceversa). In effetti, la corrispondenza che ad ogni numero n di
P associa uno ed un solo numero n+1 di D è biunivoca: i due insiemi sono quindi
uguali per numero di elementi e si
dicono equipotenti. Dall’indagine
sull’equipotenza di N rispetto ad altri insiemi numerici, si giunge alla
conclusione che questa non esiste sempre: N ed R (insieme dei numeri reali,
cioè razionali e irrazionali), pur essendo entrambi costituiti da infiniti
termini, non sono equipotenti. Giungiamo alla conclusione che esiste una diversità anche tra infinità: ad oggi
si conoscono solo l’infinità numerabile
di N, e l’infinità più che numerabile
di R, ma l’indagine su altri tipi di infinito è ancora in corso.
Diventa necessario, dunque, dare le definizioni di punto e movimento rigido.
Il punto è uno
degli enti fondamentali della geometria piana, che, per definizione, non ha
dimensione: per immaginare un punto, il matematico Bianchi consiglia di
immaginare di “sgonfiare” una sfera
piccolissima fino ad annullarla in tutte le direzioni. La coincidenza tra
due punti, in geometria, corrisponde all’uguaglianza tra due numeri in
matematica: conferma, infatti, che una
figura è uguale a sé stessa, non aggiungendo nuove conoscenze.
Il movimento rigido
corrisponde, invece, a un’isometria,
ossia una trasformazione del piano cartesiano che ad ogni punto del piano
associa uno e un solo punto del piano, lasciando invariate le distanze tra i
punti considerati. Si tratta di traslazioni, rotazioni o simmetrie:
trasformazioni il cui risultato è una figura diversa da quella di partenza, ma uguale quanto a distanza tra punti. In altri tipi di trasformazioni
geometriche, come le omotetie, le
affinità o le trasformazioni
topologiche, la distanza tra i punti varia, ma vengono conservate,
rispettivamente, le ampiezze degli angoli, l’allineamento tra punti, o la
chiusura delle figure.
In sostanza, il significato di una trasformazione è dato non tanto da ciò che si trasforma, ma da ciò che resta invariato, uguale: ancora una volta il concetto di uguaglianza si inserisce nella definizione di una diversità.
Altra branca della matematica trattata da Gianmarco Bianchi
è la logica, ossia la disciplina che
stabilisce le regole del pensiero
matematico e quindi umano. Uno dei procedimenti più diffusi nell’ambito
della logica è l’implicazione logica (⇒, “implica”): se vale un
enunciato A, si deduce che vale anche un secondo enunciato B (A⇒B). Ad esempio, essendo
verificato l’enunciato A: “un numero n è multiplo di 6”, sarà valido
l’enunciato B: “un numero n è multiplo di 2”: sarà, quindi, vero che “se un
numero n è multiplo di 6, allora è anche multiplo di 2”. Tra gli enunciati A e B
dell’esempio esiste una differenza
gerarchica: se vale A, allora vale B, ma non è vero il contrario, cioè che
A implica B.
Considerando,
allora, un terzo enunciato C: “un numero n è multiplo sia di 2 che di 3”,
possiamo osservare tra A e C un rapporto di uguale gerarchia: A⇔C, “un numero n è multiplo di 6 se e solo se n è multiplo sia di 2 che di 3”. In questo caso, se
vale A, allora vale C e viceversa: si
tratta di un’equivalenza logica.
Due affermazioni logicamente equivalenti, pur essendo diverse, hanno uguale valore.
Il matematico Bianchi conclude affermando che l’uguaglianza e il diverso si innamorano l’uno
dell’altra e, dall’amore che li lega in eterno, nasce continuamente una creatura bellissima: la conoscenza. Infatti, come si è visto per i concetti di equivalenza, formula, equipotenza e movimento rigido, solo quando nella diversità si insedia l’uguaglianza (o viceversa), quando in una variazione si tiene conto anche di ciò che resta invariato, quando in due espressioni strutturalmente diverse si trova lo stesso significato, si giunge a nuove informazioni sugli elementi di studio, si progredisce, si cresce. Come spesso accade, la matematica è capace di fornire insegnamenti che vanno oltre il semplice studio della disciplina: impariamo, in questo caso, in quanto umani, a comprendere la ricchezza della diversità, che porta sempre nuova conoscenza, ma anche a saper osservare quell’uguaglianza di fondo che, rendendoci tutti vulnerabili, ci spinge ad essere sempre più empatici e solidali.
giovedì 4 giugno 2020
Deucalione e Pirra,Metamorfosi, Libro I, Ovidio
Deucalione e Pirra, rimasti gli unici in vita in seguito al diluvio universale, ripopolano il pianeta gettandosi alle spalle le "ossa" della Terra. Un nuovo inizio che può spronarci ad affrontare al meglio le problematiche legate al Covid-19.
sabato 7 marzo 2020
Quella maledetta "strenua inertia"...
venerdì 17 gennaio 2020
"Quando Van Gogh sintetizzò la turbolenza" (articolo di Matteo Arpaia)
Pur non essendo presente alcun quadro del pittore olandese, i suoi pensieri e le sue emozioni ci sono pervenute mediante fedeli ricostruzioni virtuali. L'esperienza è stata quanto mai interattiva: è bastato indossare dei visori 3D per ritrovarsi in una campagna simile a quelle in cui Van Gogh realizzò gran parte dei suoi capolavori e, cosa più straordinaria, erano proprio i suoi quadri a comporre il paesaggio.
Chi volesse sperimentare un'esperienza irripetibile, così intima con l'arte, non potrebbe desiderare di meglio.
Come è risaputo, il pittore impressionista soffriva di gravi disturbi psichici per i quali venne confinato in manicomio. Tuttavia la condizione psichica di Van Gogh può ben essere definita inversamente proporzionale alla sua creatività ed alla sua abilità col pennello, con il quale riusciva a tirar fuori il meglio di sé.
Forse non tutti sanno che studi del nuovo millennio hanno evidenziato come, proprio in quei momenti di lucida follia, la mano dell'artista fosse stata in grado, a grandi linee, di rappresentare un'equazione fisica che descrive la turbolenza fluida.
Il regime turbolento, in fisica, consiste nel flusso caotico delle particelle di un fluido governato dalle leggi del caos deterministico che, a meno di una conoscenza praticamente impeccabile delle coordinate necessarie a descriverlo in un dato istante (cosa pressoché impossibile), non ci permettono di predire il comportamento del flusso nel tempo.
Questo fenomeno fisico è uno dei tasti dolenti della fisica moderna poiché costituisce tuttora un mistero irrisolto, sebbene sperimentalmente risultati prossimi alla realtà siano stati raggiunti da tempo.
Risulta quantomeno singolare immaginare come un uomo, che dall'esterno poteva sembrare incapace di intendere e di volere, fosse in grado di elaborare e addirittura di raffigurare dati così complessi sui fluidi e i loro moti.
Ciononostante è proprio ciò che accadde nel 1889 quando Van Gogh dipinse la celebre "Notte Stellata".
Con rapide pennellate è stata possibile la realizzazione di quelle che un matematico definirebbe spirali auree e che numerosi scienziati, in seguito a meticolosi studi sul dipinto, hanno scoperto essere rapportabili a quelle strutture fluide turbolente di cui sopra.
Constatare come da un quadro di oltre cento anni possa prendere forma un percorso interdisciplinare che, vista l'attualità degli studi che abbiamo menzionato, è destinato ad estendersi ulteriormente, è forse la miglior opera d'arte cui un artista possa aspirare.
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| Ritratto di Vincent Van Gogh |
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| Regime turbolento |
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| "Notte stellata" |
GALILEO GALILEI: QUANDO L'UMANITA' CONOBBE LA LUNA
Galileo, in particolare, introduce un metodo scientifico sperimentale composto da una prima fase di analisi di un dato fenomeno, attraverso le sensate esperienze, e da una seconda fase di necessarie dimostrazioni, che rappresentano la sintesi delle osservazioni condotte precedentemente.
Galileo Galilei fu, inoltre, sostenitore della teorie eliocentrica di Copernico e, in ambito astronomico, si devono a lui, prime fra tutte, le scoperte riguardo la superficie lunare, i satelliti di Giove e la natura della Via Lattea, rese possibili dall'uso del cannocchiale.
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| Una bozza di Galileo della superficie lunare |
Egli racconta di come, osservandola dal cannocchiale, sia riuscito a scorgere la superficie lunare che, diversamente da ciò che affermava la teoria tolemaica, non risulta liscia e levigata, ma scabra, del tutto assimilabile alla superficie terrestre, ricoperta di escrescenze e rientranze (monti e valli).
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| Galileo al cannocchiale |
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| Il cannocchiale di Galileo |
Ancora una volta, Galileo si lascia andare al racconto appassionato e soggettivo dell'esperienza di studio che ha vissuto: lo si evince, in particolare, dalla frase "[...]osservai con incredibile godimento dell'animo le Stelle[...]". L'osservazione degli astri reca al poeta un senso di soddisfazione non solo, se così si può dire, sul piano "lavorativo" ma un senso di appagamento personale che ci fa comprendere quanto il mestiere dello scienziato, nonostante il rigore matematico, coinvolga in modo particolare il soggetto anche sul piano umano.
Gli studi di Galileo sui rapporti matematici tra le grandezze reali e quelle osservate al cannocchiale
possono essere rappresentati su un piano cartesiano come funzioni del tipo y=f(x).
Assumendo la variabile dipendente y come la misura percepita attraverso il cannocchiale, e la
variabile indipendente x come la misura reale, possiamo affermare che:
- La lunghezza del diametro sarà rappresentata dalla retta r: y=30x
- L’estensione della superficie sarà rappresentata dalla parabola S: y=900x^2
- Il volume sarà rappresentato dalla cubica V: y=27000x^3
(Si considerano ovviamente valori di x e y positivi, in quanto una misura reale non può assumere valori negativi)


















